Un Čajkovskij “double face” alla Fenice di Venezia

Un programma altisonante dedicato a Pëtr Il’ič Čajkovskij quello che è stato presentato dalla Fondazione Teatro La Fenice di Venezia nel nono appuntamento sinfonico della stagione 2018/19. Con due serate dedicate – 12 e 14 aprile – lo slovacco Juraj Valčuha (attualmente direttore musicale presso il Teatro San Carlo di Napoli) sul podio feniceo ha diretto il solista Valerij Sokolov e l’Orchestra de La Fenice nel Concerto per violino e orchestra in re maggiore op.35 del compositore russo, seguito dalla Sinfonia n. 6 in si minore op.74 Patetica. Il primo è uno dei più celebri concerti per violino mai scritti, ricco di virtuosismo quanto impegnativo sotto l’aspetto tecnico, caratterizzato da un primo e secondo tempo a due temi – il primo nella classica forma sonata e il secondo in forma di lied – mentre il terzo movimento si evolve in un tritematico rondò sonata. Un virtuosismo e un tecnicismo poco o punto esaltati dal solista trentaduenne ucraino, il quale ha mostrato un’esecuzione nel complesso debole e poco marcata in particolar modo negli acuti rapidi, oltre al fatto che nel primo tempo il suo violino è stato spesso soffocato dall’orchestra – di cui vanno elogiate le linee di violoncelli e dei contrabbassi, specialmente nelle prime battute -, un rapporto recuperato nel secondo movimento, anche se nella prima parte contraddistinta da una certa esuberanza da parte dei fiati in relazione con il solista, e migliorato successivamente con un’eccellente coesione tra le parti. Ottimo il finale che ha strappato meritati applausi al direttore e al solista.

La sinfonia Patetica è, invece, l’ultimo capolavoro orchestrale di Čajkovskij, dalla struttura assolutamente singolare in cui il tempo lento della sinfonia – di regola il secondo – va a sostituirsi al quarto movimento, mentre al secondo è associato un atipico Allegro con grazia. Frutto di importanti lutti nell’ultimo periodo di vita dell’autore e di numerose bozze da lui scritte nel corso degli anni, l’opera trasmette fin dall’inizio – nell’Adagio – un senso di smarrimento e cupa disperazione per culminare con l’Andante giusto del quarto movimento, con un diminuendo delle linee melodiche di bassi e legni e terminando con i registri più bassi di violoncelli e contrabbassi.

Esecuzione lodevole quella del direttore Valčuha, sapientemente incentrata sulle linee degli archi bassi – dagli eccellenti pizzicati – sin dall’inizio dell’opera. Un’esecuzione tanto sentita da far scappare l’applauso al termine del terzo movimento, prontamente contenuto per lasciar spazio al tempo più malinconico dell’opera, chiudendo con le eccellenti linee continue di contrabbassi, mai sovrastanti sul tema, ma mantenendo costante la tensione altamente drammatica che il quarto movimento vuole trasmettere. Un finale che crea smarrimento e rende quasi difficile capire se sia davvero terminata l’esecuzione, per via di un diminuendo che deve fluire impalpabile fino all’espressione dell’ultimo accordo, reso magnificamente dal direttore slovacco.

Marco Pegoraro

 

Pëtr Il’ič Čajkovskij – Teatro La Fenice di Venezia

Concerto per violino e orchestra in re maggiore op.35 – Sinfonia n. 6 in si minore op.74 Patetica

Valerij Sokolov (violino) – Orchestra de La Fenice – Juraj Valčuha (direzione)

Giudizio artistico 4/5