José Daniel Cirigliano, il soffiare della contemporaneità

C’è più di un motivo che spiega per quale ragione il repertorio contemporaneo dedicato al clarinetto solo sia particolarmente ricco e articolato, come invece non capita per altri strumenti, soprattutto per quelli che appartengono alla famiglia dei fiati (eccetto, forse, il flauto). Motivi che vanno dal fatto che il clarinetto, nelle sue varie estensioni, ha il vantaggio di essere uno strumento il cui suono assume, come spesso richiesto dalla musica contemporanea, quella che va dalla seconda metà del Novecento in poi, connotati nei quali il timbro, l’espressione, la modulazione mutano in un gesto apertamente “recitativo”, “declamatorio”, al punto tale da assomigliare alla voce umana, oltre al fatto che le proprietà dello strumento permettono una continua, incessante trasformazione plastica della sua materia sonora.

Proprietà, è bene ricordarlo, delle quali si rese perfettamente conto un precursore del modernismo musicale quale fu Johannes Brahms, il quale, ormai anziano e artisticamente demotivato, decise di tornare a comporre con nuovo entusiasmo dopo aver ascoltato Richard Mühlfeld, virtuoso di questo strumento e primo clarinetto presso l’orchestra di corte di Meiningen, dedicandogli autentici capolavori quali il Quintetto in si minore, op. 115, il Trio in la minore, op. 114, e le due Sonate per clarinetto op. 120.

Ora, uno dei maggiori specialisti di questo strumento a fiato nell’attuale panorama internazionale, José Daniel Cirigliano, ha voluto dedicare una seconda registrazione, prodotta e pubblicata dall’etichetta discografica Tactus, a brani del repertorio contemporaneo per clarinetto solo, dopo quello inciso, sempre per la stessa label, nel 2014 e intitolato Opere Contemporanee per Clarinetto (TC 920002). Il nuovo disco, che porta il titolo di Music for solo Clarinet between 20th and the 21st Century, vede pagine di Guido López Gavilán, Alessandra Ravera, Antonio Fraioli, William Overton Smith, Bruno Bettinelli, Giacinto Scelsi e Giovanni Mattaliano.

Già a un primo ascolto si comprende come questa scelta fatta dal clarinettista argentino abbia proprio quale denominatore comune lo sfruttamento tecnico dello strumento e, conseguentemente, la sua capacità espressiva, a dir poco necessaria di fronte al ruolo da protagonista assoluto che riveste in questi brani, fornendone una rappresentazione multiconcettuale attraverso l’impiego, a differenza della loro presenza, del clarinetto in Sib, del clarinetto basso, del mezzo-clarinetto, del clarinetto piccolo in Mib.

E ciò lo si constata fin dal primo brano, Clariloquio, del compositore e direttore d’orchestra cubano Guido López Gavilán (1944), con il quale il clarinetto in Sib diviene veramente “attore”, depositario di una comunicazione in cui il suono si trasforma in materia narrante e, come richiama lo stesso titolo, colloquiante, in cui lo strumento a fiato enuncia parabole di tessuto ironico, quasi un’imitazione di sentori da sberleffo d’avanspettacolo. Sfida tecnica, di somma “recitazione sonora”, in cui Cirigliano dà sfoggio di una padronanza che non è solo tecnica, ma che investe anche le sonorità interiori che un interprete, soprattutto alle prese con il repertorio contemporaneo, deve plasmare per portare lo strumento oltre la materia di cui è fatto.

La raffinatezza non solo musicale, ma anche intellettuale di una compositrice come la giovane, ma già affermata, romana Alessandra Ravera, emerge dal pezzo La scatola del tempo, che rappresenta l’ideale prosecuzione, tramite la sfera sonora, dell’omonima poesia scritta in quattro strofe dalla stessa musicista. La rarefazione e l’adagiarsi del suono nello spazio circostante testimoniano il passaggio geniale dal suono-parola del verso declamato al suono-suono del timbro del clarinetto basso, il quale sonda, esplora, riempie ciò che il suono-pensiero espresso dalle parole identifica a livello semantico. Come a dire che il clarinetto diviene un’estensione della parola scritta, pensata e declamata.

Uno dei compositori italiani più interessanti degli ultimi anni è il laziale Antonio Fraioli, il quale, tra l’altro, conosce molto bene il clarinetto avendolo studiato a fondo e per il quale ha composto alcuni brani, due dei quali sono presentati da Cirigliano in questa registrazione, Quattro pezzi, per clarinetto in Sib, e I miei occhi, per clarinetto piccolo in Mib. Se in Quattro pezzi (Allegro – Andante con libertà – Vivace – Vigoroso) la pianificazione del suono avviene attraverso una “riscoperta” del linguaggio tonale articolato attraverso movenze e istanze dal chiaro sapore jazz (altra passione e campo di studio musicale dell’autore), in cui il clarinetto riveste un ruolo più consono, più “tradizionale”, ma non per questo meno innovativo ed esplorativo, ne I miei occhi Fraioli parte da una drammatica esperienza di cui è stato protagonista, ossia il distacco della retina da entrambi gli occhi, per dare “voce” alle sensazioni non solo fisiologiche, ma anche psicologiche di questo trauma, con lo strumento a fiato che diviene un elemento “tattile” attraverso il quale viene ricostruita la spazialità mancata dell’organo visivo offeso, dapprima con una ramificazione sonora che si esprime, discograficamente, attraverso il canale destro, per poi passare al canale sinistro e, infine, al centro del palcoscenico sonoro, mentre nei concerti dal vivo, tale “passaggio” avviene fisicamente con l’esecutore che esprime il suono partendo dal lato destro, per poi passare al lato sinistro e infine, “recuperando” la funzionalità di entrambi gli occhi, al centro della scena.

Un altro interessante musicista è l’americano William Overton Smith, egli stesso valentissimo clarinettista, di cui Cirigliano presenta Meditations per mezzo-clarinetto (che esplora la metà inferiore dello strumento) e Five Pieces, per clarinetto in Sib. Il primo brano vede la compresenza della voce (dello stesso artista argentino, che declama passaggi dalle omonime “meditazioni” dell’imperatore romano Marco Aurelio) e della musica, come se la seconda dovesse andare a indagare, a definire con maggiore accuratezza quanto espresso dalla parola umana. Così, alla saggezza lessicale si accompagna la dilatazione del suono che ne corrisponde, eco di pensieri, di riflessioni, di concetti che la forza della musica porta verso nuove dimensioni d’intendimento. Five Pieces (Vigorous – Flowing – Rhythmic – Sirging – Spirited), al contrario, assume un ruolo timbrico più spigoloso, in cui principi dissonantici si schiudono in vere e proprie oasi atonali, sulle quali il clarinetto di Cirigliano opera come un sismografo sonoro, abissale, spettrale, scolpito in sonorità che lasciano attonite tracce di vibrazioni interiori.

La classicità del Novecento, quello che richiama a sé le visioni storiche della musica della prima metà del Ventesimo secolo, è data dal brano di Bruno Bettinelli, Studio da concerto, per clarinetto in Sib, in cui il grande musicista e didatta milanese apporta alla materia sonora l’impronta fisica, materica dello strumento il cui corpo diviene elemento acustico, coinvolto in una dimensione timbrica dove la sperimentazione non è mai fine a se stessa, ma articolazione proficua, costruttiva, elemento di raccordo e di narrazione, la cui esemplificazione rimanda, semmai, alle coeve correnti pittoriche dell’epoca della composizione (che risale al 1971), in cui il segno si unisce alla linea scarnificata di colori che tracciano figure sfuggenti e irreali, ectoplasmi che non rinunciano a una fisicità che il suono del clarinetto riporta davanti al nostro udito visivo.

Dalla materia al mistero, dalla fisicità del gesto sonoro all’invocazione data dal suono-simbolo di Giacinto Scelsi, la cui grandezza va di pari passo alla doverosa riscoperta che interpreti e case discografiche stanno portando avanti in questi ultimi anni, al di là di sterili e annose polemiche e leggende fuori posto. Cirigliano presenta in questa registrazione del compositore ligure Ixor II, per clarinetto basso, pagina che risale al 1954 e che propone lo strumento a fiato nel ruolo di elemento gestuale, di transfert, pontifex tra diverse dimensioni che devono condividere la ricerca di uno spazio, che sia fisico (dato dal suono) sia spirituale (rappresentato dall’impatto che il suono stesso provoca in chi ascolta).

Da ultimo, Giovanni Mattaliano con Zeta World, per clarinetto in Sib, crossover per eccellenza, spirale sonora avvolta in molteplici contaminazioni sonore, in cui il jazz si mischia all’etnico e con il clarinetto che l’artista argentino trasforma in una sorta di passepartout aperto a ogni tipo di esplorazione timbrica che sembra possedere delle valenze ora antropologiche, ora geografiche.

Di fronte a questa pletora di necessità interpretative, la lettura fatta da José Daniel Cirigliano si staglia per la straordinaria capacità di adesione musicale che ognuna di queste pagine necessita per essere espressa al meglio. Si è detto all’inizio che il clarinetto è uno strumento che gli autori contemporanei hanno saputo esaltare nel ruolo “recitativo”, “attoriale”. Ed è proprio quello che fa l’artista argentino, capace di trasformare questa registrazione, che si ascolta con compartecipazione e voracità uditiva, in un saggio di esecuzione metamusicale, in cui il suono, sempre preciso, pensato, proiettato nello spazio esteriore ed interiore di chi ascolta, si rende protagonista di un atto fisico, carnale, eppure, allo stesso tempo, metafisico, impalpabile, etereo, straordinaria rappresentazione di un equilibrista in perenne bilico tra materia e spirito, tra presenza e assenza, tra immanenza espressiva e trascendenza tecnica. Esaltante.

Anche la presa del suono, effettuata da Daniele Sanfilippo, è di ottima fattura; lo strumento è sempre scolpito al centro del palcoscenico sonoro, in posizione avanzata, ma senza sforare lo spazio fisico. La dinamica è energica, duttile, veloce, così come la microdinamica, che raggiunge livelli prossimi alla impalpabilità uditiva senza tradire l’immagine timbrica trasmessa dallo strumento. Alla stessa altezza sono l’equilibrio tonale (nonostante qualche leggero picco di saturazione sul registro acuto dato dal clarinetto piccolo in Mib) e il dettaglio.

Andrea Bedetti

AA.VV. Music for solo Clarinet between 20th and the 21st Century

José Daniel Cirigliano (Clarinetti)

CD Tactus TC 930002

Giudizio artistico 5/5

Giudizio tecnico 4/5