Gli “Incontri Asolani”, un sottile equilibrio tra classicità e sperimentazione

 

 

Dal 3 al 13 settembre ad Asolo si svolgerà la 41° edizione di quella che è una delle rassegne musicali più importanti a livello nazionale. Oltre a concerti incentrati sul crossover tra musica antica e contemporanea, non mancheranno nomi di grido, come Mario Brunello e Shlomo Mintz

 

Quarantuno edizioni, quante ne compie quest’anno il Festival Internazionale di Musica da Camera “Incontri Asolani”, uno dei più importanti di tutto il territorio nazionale, testimoniano indubbiamente il valore, la tradizione, la centralità culturale espressi da questa manifestazione, con al timone il direttore artistico Federico Pupo, capace di coinvolgere grandi artisti e giovani promesse che nel corso degli anni hanno portato le loro sensibilità musicali e le loro interpretazioni del grande repertorio, coniugando un’attenta lettura della tradizione e un necessario sguardo rivolto alla contemporaneità. E questa edizione Federico Pupo ha voluto dedicarla alla violoncellista castellana Teodora Campagnaro, che tante volte ha calcato il palcoscenico del San Gottardo e del Teatro Duse nel corso degli “Incontri Asolani”, per ricordarla a quindici anni dalla scomparsa. A proposito del direttore artistico Federico Pupo, ecco che cosa ci ha detto relativamente alle scelte fatte tra repertorio classico e quello contemporaneo, oltre a soffermarsi sulle problematiche che una manifestazione musicale come gli “Incontri Asolani” deve necessariamente affrontare per continuare a offrire un programma qualitativamente valido e stimolante.

«La scelta di abbinare, all’interno degli “Incontri Asolani”, eventi musicali rigorosamente votati alla classicità con altri in cui irrompe il concetto di contemporaneità rappresenta sempre un’arma vincente per avvicinare il pubblico e i non specialisti ai nuovi linguaggi musicali», ci ha spiegato il direttore artistico Federico Pupo. «L’importante è riuscire a comunicare le emozioni che l’autore ha immaginato, magari amplificandole, e non solo dal punto di vista meccanico… Per far ciò, servono interpreti culturalmente preparati, che non sappiano solamente suonar bene: ci accorgeremo che tra l’antico ed il contemporaneo, spesso, non c’è una distanza così grande.

«Inoltre, non bisogna dimenticare che abbiamo anche dei problemi “logistici” e organizzativi da tenere presente. Rispetto ai colleghi d’oltralpe, la difficoltà prima è quella di poter programmare per tempo: il nostro lavoro è sempre ad alto rischio poiché, spesso, riceviamo notizie dei contributi pubblici a cose fatte! Va detto che il nuovo sistema della ‘triennalità’ ministeriale ha migliorato di molto le cose e il mondo imprenditoriale sempre più comprende, apprezza e condivide i nostri progetti; resta la difficoltà a livello territoriale, proprio per la moltiplicazione di eventi che spesso disorienta, diciamo così, l’assessore di turno: l’aneddotica relativa a divertenti affermazioni di politici ‘esperti’ è assai vasta. Una cosa è certa: la qualità resta il miglior investimento per chi fa questo mestiere e proprio il pubblico è il primo a ripagarti. Perché, non dobbiamo dimenticarlo, è per il pubblico che lavoriamo».

 

La Chiesa di San Gottardo ad Asolo, una delle due sedi che ospitano i concerti degli “Incontri Asolani”.

Così, a partire da martedì 3 settembre fino a venerdì 13 settembre, Asolo diventerà la capitale musicale veneta, ospitando cinque concerti in alcuni dei luoghi più suggestivi del centro storico, vale a dire il Convento dei SS. Pietro e Paolo, addossato alla meravigliosa e imponente cinta muraria, e la Chiesa di San Gottardo con le sue architetture medioevali e le tracce del Trecento racchiuse tra gli affreschi. Inoltre, l’edizione di quest’anno, oltre a promuovere giovani interpreti che hanno saputo distinguersi in prestigiosi concorsi internazionali, vede al centro del dialogo musicale il concetto di “incontri”, che in questo caso si incentrerà sul connubio tra la voce strumentale di alcuni grandi solisti e la voce umana, dai cori a quella solistica.

L’Armida Ensemble, tra i protagonisti dello spettacolo L’urlo di Armida.

Questo concetto relativo agli “incontri” viene subito offerto fin dal concerto inaugurale martedì 3 settembre presso il Convento dei SS. Pietro e Paolo con L’urlo di Armida, sicuramente uno degli appuntamenti più originali della rassegna, che ancora una volta conferma l’attenzione del Festival per gli incroci, le visioni crossover e le intersezioni musicali: uno spettacolo, realizzato in collaborazione con musicafoscari, il progetto musicale di Fondazione Ca’ Foscari e Università Ca’ Foscari a firma dal regista Tommaso Franchin, che rappresenta un vero e proprio viaggio musicale in chiave contemporanea attraverso alcune delle vicende de La Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso e una delle eroine più rappresentative, per l’appunto Armida. Durante la serata il pubblico avrà l’occasione di ripercorrere i momenti più significativi del capolavoro tassiano grazie ad alcune composizioni tardo rinascimentali e barocche composte sui versi del poeta, da Luca Marenzio a Sigismondo d’India, da Giaches de Wert a Domenico Mazzocchi, fino a Friedrich Händel e Claudio Monteverdi. Il soprano Giulia Semenzato darà voce agli affetti della maga Armida, alla bella Erminia e alla guerriera pagana Clorinda, e sarà affiancata sul palco dal cembalista Gilberto Scordari, dal liutista e chitarrista Jadran Duncumb alla tiorba e da Andre Lislevand alla viola da gamba. Il programma sarà arricchito e impreziosito dall’intervento di altri due giovani artisti, i compositori e sound-designers Giovanni Dinello e Victor Nebbiolo di Castri che creeranno, tramite complesse elaborazioni digitali in tempo reale, un avvolgente “paesaggio sonoro” in continua evoluzione.

Il violoncellista Mario Brunello, di casa agli “Incontri Asolani”.

Dopo le sperimentazioni acustico-visive, sarà la volta, giovedì 5 settembre presso la Chiesa di San Gottardo, del ritorno di uno degli artisti più cari degli “Incontri Asolani”, Mario Brunello, che farà dialogare il proprio violoncello con il Coro del Friuli Venezia Giulia diretto da Cristiano Dell’Oste e con la voce del soprano Karina Oganjan, in un programma capace di unire l’austera sacralità luterana di Johann Sebastian Bach, con il mottetto Singet dem Herrn BWV 225, il Corale Christ Lag in Todes Banden BWV 4 e la Ciaccona per violoncello piccolo e coro dalla Partita n. 2 BWV 1004, unitamente con alcune pagine del secondo Novecento; si andrà così dall’intonazione di alcune liriche della grande poetessa russa Anna Achmatova in Achmatova songs per soprano e violoncello di John Tavener, a Fratres, celebre pagina di Arvo Pärt scritta alla fine degli anni Settanta, in cui si condensa e trova una forma compiuta quel particolare linguaggio musicale fondato sui “tintinnaboli” che caratterizza tanta parte del lavoro del compositore. Più volte rivista in svariate versioni per diversi organici dallo stesso Pärt, Fratres sarà proposta per violoncello, coro e percussioni affidate a Gabriele Rampogna. Lo stesso Rampogna sarà poi uno degli interpreti di Flows di Valter Sivilotti, uno dei più interessanti compositori della scena italiana i cui lavori vengono regolarmente eseguiti nei teatri di tutto il mondo, nonché autore dell’arrangiamento per violoncello, tape e coro di Muss es sein di Léo Ferré, brano che fin dal titolo reca in sé degli evidenti richiami al sedicesimo quartetto per archi di Beethoven e che suggellerà l’eclettico concerto.

Il terzo appuntamento del cartellone, in programma domenica 8 settembre nella Chiesa di San Gottardo, sarà invece un’autentica sorpresa per tutti, tanto per il pubblico, quanto per gli organizzatori, e rimarcherà nuovamente l’attenzione che il Festival pone sui giovani interpreti talentuosi: protagonista della serata sarà infatti il vincitore o la vincitrice del prestigioso Concorso Internazionale Ferruccio Busoni di Bolzano che si concluderà pochi giorni prima del concerto.

Il grande violinista e direttore d’orchestra israeliano Shlomo Mintz.

Dalle promesse musicali che segneranno i prossimi anni si passerà poi a uno dei maggiori violinisti del nostro tempo, Shlomo Mintz (che abbiamo anche intervistato) il quale, in compagnia del pianista Sander Sitting, darà vita, martedì 10 settembre nella Chiesa di San Gottardo, al quarto concerto del Festival. Oltre alle sue straordinarie doti interpretative, Mintz suonerà una sua recente composizione, la Sonatina Quatre Hommages, intessuta di richiami e omaggi al passato. Completeranno il programma della serata la celebre Sonata in si bemolle maggiore per violino e pianoforte K 454 di Mozart, due brani di Pablo Sarasate tra cui una rivisitazione della Carmen di Bizet e infine due composizioni che traggono ispirazione da opere letterarie: da una parte il Poème op. 25 di Henri Chausson, brano di carattere narrativo basato su un racconto di Turgenev, e dall’altra il Concert Phantasy di Nikolaj Rimskij-Korsakov, arrangiamento dello stesso compositore russo di alcuni momenti della propria opera Il gallo d’oro basata su una favola di Puškin.

Maurizio Baglini che eseguirà la Nona Sinfonia di Beethoven nella trascrizione pianistica di Franz Liszt.

La serata conclusiva sarà nuovamente all’insegna del coro e la musica da camera si confronterà con il sinfonismo per eccellenza, quello di Ludwig van Beethoven. Appuntamento da non perdere, a preludio delle celebrazioni beethoveniane del 2020, venerdì 13 settembre nella Chiesa di San Gottardo con l’esecuzione della Nona Sinfonia del compositore tedesco nella trascrizione pianistica di Franz Liszt interpretata da Maurizio Baglini. Oltre all’imprescindibile valore musicale della sinfonia, la serata si connoterà anche per il grande valore simbolico dell’opera beethoveniana, con la grande invocazione schilleriana alla gioia affidata al Coro dell’Accademia di Pescara diretto da Pasquale Veleno e ai Solisti dell’Accademia Verdiana 2019.

Andrea Bedetti

 

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