Dal Giappone con furore: Sony torna a produrre il vinile

A quasi trent’anni di distanza, dopo aver cessato di fabbricare gli LP, il colosso discografico nipponico dal marzo del 2018 riprenderà la produzione del magico “disco nero”, il quale, a sorpresa, sta superando anche la musica digitale

Cicli e ricicli della storia, avrebbe sentenziato con aria soddisfatta Gianbattista Vico, riferendosi al fatto, come spiega nella sua concezione della storia, che nel percorso dell’uomo i fatti, le gesta, le azioni sono destinati a ripetersi nel tempo, in quanto la natura umana impone il ritorno di ciò che è già stato. E anche per il vinile sembra, anzi ormai è certo, che a causa dei cicli e ricicli delle leggi del mercato, che sia tornato il tempo di un suo predominio nell’ambito della musica registrata, una supremazia che aveva perso repentinamente tra la fine degli anni Ottanta e i primissimi del decennio successivo a causa dell’irruzione del compact disc, definito all’epoca il supporto definitivo e più evoluto creato dall’uomo.

Ebbene, sono bastati poco meno di tre decenni per sancire, invece, un’altra verità: il compact disc sta vivendo una crisi che definire irreversibile non appare azzardato, mentre il disco a trentatré giri non solo è ritornato in auge, ma anno dopo anno sta rafforzando una posizione di predominio nei confronti degli altri supporti, anche digitali, per ciò che riguarda le vendite. Ecco perché i vertici della Sony, con una decisione a sorpresa (ma fino a un certo punto), hanno annunciato che nel marzo del prossimo anno verrà ripresa la produzione dei dischi in vinile. Una mossa che è stata decisa non solo per il fatto che in tutto il mondo il fatturato legato ai dischi in vinile raggiungerà quest’anno un miliardo di dollari (solo due anni fa, come segnalava la rivista Fortune, il dato era di 416 milioni ed era già il più alto dal 1988), ma anche per via di un dato che è oltremodo interessante e che deve far riflettere; a comprare i vinili non sono tanto coloro che hanno più di quarant’anni e che quindi fanno parte di quella generazione che aveva vissuto gli ultimi tempi del vinile prima del suo tramonto, ma soprattutto sono i loro figli, ossia i ventenni, coloro che prima ascoltano un disco via streaming ma poi, per un discorso di qualità audio, l’acquistano in vinile in modo da ascoltarlo, con finalità ben più audiofile, su un giradischi.

Inoltre, per ciò che riguarda espressamente il mercato giapponese, la decisione della Sony è data anche da un altro fatto: come ha evidenziato il quotidiano economico Nikkei nel Sol Levante l’offerta di vinile è decisamente inferiore alla richiesta ed è oggi attivo soltanto un fabbricante di dischi in vinile, Toyo Kasei. Questo perché dai dati si è visto che la produzione giapponese di dischi in vinile è stata, l’anno scorso, pari a quasi 800mila unità (in crescita di otto volte rispetto al 2009!), ma decisamente insufficiente a soddisfare una richiesta che aumenta in modo esponenziale. Il problema, per i vertici della Sony, ora sarà quello di individuare e coinvolgere tecnici e ingegneri del suono capaci di riavviare quel processo produttivo che negli ultimi decenni è passato dalla grande produzione alle piccole realtà indipendenti, che hanno fatto della qualità e dell’accuratezza audiofila il loro marchio di fabbrica.

Il nuovo giradischi della Sony, il modello PS-HX500.

Ma ciò che vale adesso per il Giappone sta avvenendo anche negli Stati Uniti e in Europa, dove il mercato del vinile è in piena espansione (major come la Decca, la Deutsche Grammophon, la Warner e altre etichette discografiche hanno ripreso a produrre e a distribuire dischi a 33 giri), anche grazie a produttori indipendenti di vinili che sono sorti soprattutto in Germania, Gran Bretagna, Olanda e Repubblica Ceca (ce ne sono sei anche qui in Italia), senza contare che gli audiofili più appassionati ed esigenti puntano sul mercato delle ristampe in versione deluxe da 180 grammi, ossia dischi che vantano un vinile di migliore qualità e che garantisce una maggiore durata rispetto alle versioni più sottili e leggere da 120 grammi, che rappresenta il peso standard. Va da sé che la rinascita e incredibile espansione del vinile trascina con sé anche quella del mercato di giradischi, bracci e testine che sta ovviamente vivendo e assaporando un piccolo “Rinascimento Hi-Fi”, un fatto del quale si sono accorte da tempo le riviste di alta fedeltà, che non si occupano quasi più di CD player e lettori di dischetti argentati, ossia di quelli che avrebbero, trent’anni fa, decretato il funerale del vinile. Eh sì, quanto aveva ragione Gianbattista Vico!