Andrea Calì va sulle orme di tre grandi

Lennie Tristano, Bill Evans e Chick Corea. Tre pianisti legati dalla voglia di scardinare le convenzioni del proprio strumento, e capaci di andare oltre gli allineamenti del loro periodo storico. Sono queste le tre figure che il pianista palermitano Andrea Calì sceglie di rileggere nel suo “Take The Line” (Auand, 2016), insieme con il trio completato da Christian Pepe al contrabbasso e Simone Sferruzza alla batteria, un album dove presenta anche alcuni brani originali. Tra questi c’è l’iniziale Why Are You Looking At Me?, dove Calì mostra un pianismo angolare, che richiama Thelonious Monk e quel suo modo di suonare frasi mai preconfezionate, su un andamento ritmico swingante e ben amalgamato. Si respira il mood di un certo jazz tradizionale, anni Cinquanta per intenderci, ma l’aria non è stantia, è piena di spunti formali ed espressivi d’interesse. In tal senso balza all’orecchio la versione di Lennie’s Pennies, di Lennie Tristano, giocata su un andamento veloce che chiama Christian Pepe a un inesorabile walking d’accompagnamento, Andrea Calì a interpretare una notazione mozzafiato e quasi priva di pause, e Simone Sferruzza a un pregevole lavoro di cesello sui piatti. Il trio cambia spesso pelle stilistica, come nella malinconica ballad Ultima spiaggia, ma si mantiene su una propria coerenza formale, dove standard e originali si danno la mano chiudendo un cerchio che Andrea Calì ci ha definito in questo modo: «Volevamo realizzare, insieme con il produttore della Auand Marco Valente, un lavoro omogeneo, quindi abbiamo scelto degli standard ai quali abbinare dei miei brani originali che avevano delle affinità espressive».

Andrea Calì

Take The Line

Auand Records, 2016