Pro e contro Wagner: la lezione di Saint-Saëns e di Godard

L’irruzione di Wagner e della sua concezione artistico-musicale sul proscenio europeo provocarono inevitabilmente l’instaurarsi del cosiddetto wagnerismo che, come ogni fenomeno culturale di ampia portata, ebbe i suoi entusiasti paladini così come i suoi più agguerriti detrattori. Una disputa, questa, che avvenne anche in terra francese e prese avvio nel 1861, quando all’Opéra di Parigi venne allestito il Tannhäuser che raccolse, come nella prima assoluta avvenuta a Dresda più di quindici anni prima, un solenne fiasco, ma che fece altresì accendere la miccia di un confronto estetico-culturale e con Charles Baudelaire (presente tra il pubblico) che mise a disposizione il fiammifero scrivendo, tra l’altro, in termini entusiastici: «Il Tannhäuser rappresenta la lotta dei due princìpi che hanno scelto il cuore umano come principale campo di battaglia, ossia la carne contro lo spirito, l’inferno contro il cielo, Satana contro Dio». Da quel momento gli ambienti musicali francesi, concentrati soprattutto nella capitale, pensarono bene di schierarsi a favore o contro il pensiero e l’opera di Wagner, come se le sorti del futuro della musica della terra di Marianna dipendesse esclusivamente, o quasi, dall’essere o meno a favore del Gesamtkunstwerk, ossia dell’“opera d’arte totale” propugnata dal compositore tedesco.
Per avere un’idea di questo antagonismo tra coloro che furono a favore o contro in terra francese è sufficiente ascoltare due opere liriche, una composta da quel conservatore sui generis che fu Camille Saint-Saëns, Proserpine, e l’altra da Benjamin Godard, un musicista meno famoso del primo (almeno per l’ascoltatore moderno e più o meno distratto), Dante, che recentemente sono state registrate e pubblicate dall’etichetta Ediciones Singulares, con l’interessamento e il contributo da parte del Palazzetto Bru Zane di Venezia, il benemerito centro culturale che studia e divulga il grande repertorio musicale romantico francese.



Proserpine è la sesta delle tredici opere liriche di Saint-Saëns (risale al 1887, ma la versione registrata è quella rivista e poi presentata nel 1891) e contrariamente da quanto possa lasciare supporre il nome, l’azione non ha nulla a che fare con la dea Proserpina e con il mondo degli antichi Romani, ma è ambientata nella Firenze del XVI secolo e ha come protagonista la cortigiana Proserpine, una donna che cela in sé una doppia personalità: da un lato mostra un carattere spietato, quasi cinico nelle sue scelte e nei suoi comportamenti, dall’altro è una creatura bisognosa di amore e di protezione, ed è destinata, per vicende sentimentali, a una tragica fine. L’impianto stilistico, il libretto (scritto da Louis Gallet da un dramma di Auguste Vacquerie), la fine tragica della protagonista, la ricchezza della tessitura musicale richiamano inevitabilmente, come ammise d’altra parte lo stesso Saint-Saëns, a una concezione di stampo wagneriana, del quale il “conservatore” compositore francese era un devoto ammiratore. E la prima dell’opera, così come le repliche successive, decretarono un fallimento di critica e di pubblico al quale il musicista si ribellò sempre, considerando Proserpine una delle sue opere maggiormente riuscite.

Al contrario, Dante, l’opera lirica di Benjamin Godard, su libretto di Édouard Blau, composta nel 1890 intende sfruttare il tema e il sommo personaggio storico-letterario per immergere la vicenda, ambientata a Firenze nel bel mezzo dello scontro tra Guelfi e Ghibellini e che esprime il concetto dell’amor cortese, con un linguaggio che rifiuta quanto teorizzato da Wagner per rifarsi a un’identificazione classicista stemperata in un tardoromanticismo in cui coesistono Beethoven, Mendelssohn e l’amato Schumann (non dimentichiamoci che Godard fu soprattutto un eccelso camerista), e che operisticamente si riaccosta ad autori come Gounod e Massenet. Un’opera del genere, alla fine del XIX secolo, con gli ambienti musicali ormai saturi delle visioni wagneriane, non poté che essere considerata, alla stregua del suo autore, semplicemente “reazionaria”, con lo sguardo creativo ineluttabilmente voltato all’indietro.
I cast, le compagini orchestrali e corali e i direttori di entrambe le registrazioni sono a dir poco superlativi, soprattutto nell’opera di Godard e restituiscono perfettamente la dimensione e gli intenti drammaturgici attraverso i quali questi due lavori hanno voluto rappresentare altrettante concezioni diametralmente opposte.
Anche le prese del suono di entrambe le opere sono più che valide, con una dinamica che non sacrifica né le voci, né gli strumenti e con un dettaglio che esalta sia le une, sia gli altri.
Andrea Bedetti

Camille Saint-Saëns – Proserpine
Véronique Gens – Marie-Adeline Henry – Frédéric Antoun – Andrew Foster-Williams – Jean Teitgen – Mathias Vidal – Philippe-Nicolas Martin – Artavazd Sargsyan – Clémence Tilquin – Vlaams Radio Koor – Münchner Rundfunkorchester – Ulf Schirmer
2CD Ediciones Singulares ES1027
Giudizio artistico 4/5
Giudizio tecnico 5/5

Benjamin Godard – Dante
Edgaras Montvidas – Véronique Gens – Jean-François Lapointe – Rachel Frenkel – Andrew Foster-Williams – Diana Adeniti – Andrew Lepri Meyer – Chor des Bayerischen Rundfunks – Münchner Rundfunkorchester – Ulf Schirmer
2CD Ediciones Singulares ES1029
Giudizio artistico 5/5
Giudizio tecnico 5/5