Il soave e idilliaco mondo interiore di Baldassarre Galuppi

Intrise di energia, di eleganza e di uno spirito estraneo a molte composizioni coeve dell’epoca, difficilmente si potranno trovare testimonianze migliori del nascente gusto galante che trovò nell’arte italiana uno dei massimi luoghi di sviluppo e in Baldassarre Galuppi un fiero ed agguerrito, sino alla fine, sostenitore.
In grado di spaziare dall’opera buffa al dramma per musica, eccellente nella musica sacra, il Galuppi strumentista è oggi meno noto, sebbene proprio grazie alle sue doti di clavicembalista e organista si debba in gran parte il vero inizio della sua carriera, dopo una disastrosa esperienza adolescenziale, con la sonora bocciatura a Chioggia, della sua prima prova operistica. Le sonate presentate in questo disco testimoniano una facilità e felicità di scrittura non comuni che in vasta misura ben testimoniano l’apprezzamento che in modo pressoché quasi costante durante tutto l’arco della sua lunga vita artistica egli riuscì a incontrare, culminato con l’esperienza russa al servizio della zarina Caterina II, prima del definitivo rientro a Venezia.
Pubblicate a Londra nel 1756 dall’editore Walsh, lo stesso che pubblicò molte delle opere di Händel, tra qui le sonate per flauto dolce, le sonate presentate in questo disco Brilliant Classics sono quasi certamente frutto di un assemblaggio di opere nate per occasioni assai differenti e qui unificate sotto un unico cappello, date poi alle stampe come Op. 1. Come consuetudine per molte composizioni similari dell’epoca, è probabile che la destinazione originale di alcune di esse fosse l’organo o che comunque fossero pensate per l’esecuzione su entrambi gli strumenti. Pratica assai diffusa e per nulla nuova a Galuppi che a Venezia ricoprì il ruolo di organista titolare presso varie chiese della città, lavoro che riuscì sempre a mantenere nonostante i periodi anche lunghi di allontanamento dalla città lagunare.



Sonate, nessuna esclusa, che rispecchiano perfettamente uno dei momenti di passaggio più affascinanti del Settecento, da quel gusto barocco che apparteneva ancora a molti autori contemporanei di Galuppi, allo stile galante e classico che avrebbe poi condotto direttamente ai primi vagiti del romanticismo. Ma per il Galuppi della metà del XVIII secolo tutto ciò era ancora tutto là da venire e quanto si ascolta in ogni sonata è non solo la testimonianza di una serenità completamente scevra da qualsivoglia ombra, ma il respiro della propria epoca che si riflette in queste pagine e attraverso esse nel nostro animo, evocando quasi un senso di nostalgia di un mondo passato, mai conosciuto realmente e che forse è esistito solamente nella meravigliosa e scintillante realtà artistica galuppiana.
Difficile fare anche la più piccola critica all’esecuzione che riesce perfettamente a trasmettere queste molteplici sensazioni facendone rivivere ogni pagina. Il clavicembalo utilizzato è infatti di una morbidezza rara e perfettamente controllato in un fraseggio affatto banale da Andrea Chezzi, un ascolto in grado di provocare quasi un piacere fisico per ogni amante dello strumento. Chezzi conduce in modo saldo e attento l’ascoltatore alla scoperta di un mondo musicale celato all’interno di piccole sfumature e ritornelli con una presa di suono perfettamente equilibrata e un riverbero che lascia risaltare naturalmente la brillantezza di ogni nota. Le caratteristiche sopra dette fanno di questa registrazione una perla davvero rara nel panorama della musica antica di oggi e si auspica in una possibile continuazione di questo lavoro che sicuramente potrebbe portare alla riscoperta di uno degli autori più interessanti, più conosciuti, ma oggigiorno purtroppo meno eseguiti del ‘700.

Edmondo Filippini

Baldassarre Galuppi – 6 Harpsichord Sonatas Op.1
Andrea Chezzi (clavicembalo)
CD Brilliant 95253
Giudizio artistico: 5/5
Giudizio tecnico: 5/5