“La Circe” di Stradella, emblema di un Barocco mondano e raffinato

Nel dicembre del 1667, quando Olimpia Aldobrandini, principessa di Rossano, venne a sapere che Leopoldo de’ Medici sarebbe stato creato cardinale da papa Clemente IX, non perse tempo a organizzare una festa presso la magnifica villa di famiglia, situata su una collina che domina Frascati, nei Castelli Romani, alla quale avrebbe preso parte ovviamente l’importante prelato fiorentino. E per celebrare al meglio l’evento, che volle allestire nella primavera dell’anno successivo, decise di far eseguire, dopo il fastoso banchetto allestito all’interno della villa, un’operetta nei meravigliosi giardini della villa, più esattamente di fronte all’incantevole fontana che si trovava in un angolo a forma di emiciclo.

Leopoldo de’ Medici in un ritratto di Giovan Battista Gaulli.

La principessa di Rossano chiese dunque al poeta Giovan Filippo Apolloni, trasferitosi a Roma qualche anno prima, di comporre il testo di un’operetta che fu poi musicata da uno dei più illustri musicisti che gravitavano nella città dei papi, il cantante e compositore Alessandro Stradella che all’epoca non aveva ancora compiuto trent’anni. Dal testo del libretto sappiamo che Apolloni fosse a conoscenza del luogo e dell’ambientazione dove sarebbe stata eseguita la sua cantata, tenuto conto che nei versi vi sono dei chiari riferimenti alla figura di Leopoldo de’ Medici e di Frascati (non per nulla uno dei tre personaggi dell’opera è Algido, il fiume che lambisce la cittadina dei Castelli Romani). L’aspetto interessante è che il poeta toscano volle scrivere due libretti completamente diversi de La Circe che poi Stradella musicò entrambi, tenuto conto che le due versioni sono sempre per due soprani e basso, per ciò che riguarda le voci, così come i due violini e il basso continuo (dato dal clavicembalo, dalla tiorba e dal basso di viola) concernono gli strumenti.

La festa e il concerto ebbero così luogo nella villa Aldobrandini e nel giardino il 16 maggio 1668, come scrisse lo stesso Leopoldo de’ Medici al fratello, il Granduca di Toscana, in una missiva del 19 maggio. Quel giorno, il cardinale, in compagnia del marchese Francesco Riccardi, partì da Roma in carrozza e, lungo il tragitto, i due furono raggiunti dai nobili Giovanni Battista e Benedetto Pamphilij che li scortarono fino alla villa. Dopo il sontuoso banchetto, gli ospiti presero posto davanti all’emiciclo per assistere all’operetta di Stradella, che fu cantata da un soprano locale, tale Anna, protégée della stessa Olimpia Aldobrandini, nel ruolo della maga Circe, dal celebre soprano castrato Giuseppe Vecchi nei panni di Zeffiro, mentre il fiume Algido fu riservato al basso Francesco Verdoni, che misero in scena un mirabile spettacolo musicale incentrato sul meraviglioso contrappunto, tipico della visione musicale di Alessandro Stradella.

La versione de la Circe registrata in questo disco della Stradivarius da Luca Guglielmi e dagli altri interpreti è proprio quella a cui assistette il 16 maggio 1668 il cardinale Leopoldo de’ Medici e gli altri illustri ospiti di Villa Aldobrandini a Frascati. Dal punto di vista artistico, per ciò che riguarda le voci, il plauso incondizionato va al baritono Marco Scavazza, dotato di una voce sontuosa che si trova a proprio agio nel personaggio e nella tessitura a lui destinata. Ottimo fraseggio, con un timbro che dispensa sfumature capaci di scolpire un ruolo perfetto, idiomatico. Leggermente inferiori, soprattutto per quanto riguarda il registro acuto, le due voci femminili, ma che non per questo fanno sfigurare la parte della voce maschile, anche se appaiono meno duttili rispetto al baritono. Ottimo, va da sé, l’approccio stilistico e dell’accompagnamento da parte degli strumenti, con Luca Guglielmi che dirige da par suo al clavicembalo, i due violini, la tiorba e il basso di viola, questi ultimi nel ruolo del fondamentale basso continuo che si alternano con la tastiera. Ciò che colpisce è la padronanza da parte di Guglielmi nel non appesantire l’eloquio strumentale, cesellando con sagacia le voci con un accompagnamento discreto, che tende a evidenziare gli aspetti psicologici dei personaggi e a sostenere adeguatamente le arie e i colloqui canori.

Un momento del concerto dal vivo durante il quale è stata effettuata la registrazione discografica de “La Circe”.

Purtroppo, la resa convincente del lato artistico viene inficiata dalla deficitaria presa del suono effettuata dal vivo da Jean-Daniel Noir nella chiesa Saint-Germain di Ginevra. Il problema è che la dinamica è anemica (al punto che ho dovuto alzare il volume del mio impianto che in fatto di “spinta” solitamente non si fa pregare, anzi), senza contare che il soundstage ho dovuto cercarlo con il lanternino, da quanto era cacciato in fondo allo spazio sonoro. Un peccato, questo, soprattutto di fronte alla resa artistica della registrazione.

Alessandro Stradella – La Circe

Jenny Campanella (soprano), Teresa Nesci (soprano), Marco Scavazza (baritono), Concerto Madrigalesco, Luca Guglielmi

CD Stradivarius STR 37040

Giudizio artistico: Ottimo

Giudizio tecnico: Sufficiente-discreto